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Proposta di tesi: TESI: Modulare il bias razziale attraverso la realtà virtuale in adulti e adolescenti

Giustificazioni teoriche del progetto

Il bias razziale è caratterizzato dalla scarsa accettazione e disprezzo rispetto a individui facenti parte di un gruppo etnico diverso dal proprio (Dalton & Ortegren, 2011). In particolare, alcuni studi hanno messo in luce come alcune forme di pregiudizio implicite siano presenti anche in individui che apertamente dichiarano di non avere alcun bias razziale (Gaertner & Dovidio, 2000).

Alcuni studi/paradigmi utilizzati nell’adulto hanno messo in luce come questi pregiudizi siano automatici; tra questi, il più utilizzato è l’Implicit Association Test (IAT, Lane et al., 2007), il quale consiste in una serie di prove di categorizzazione. Gli stimoli sono generalmente parole o immagini e appartengono a diverse categorie, ad es. il concetto di diversa etnia (individui caucasici e africani) e attributi opposti (es. positivo e negativo). La logica sottostante allo IAT è che se nella rappresentazione cognitiva di una persona esiste una forte associazione tra un concetto ed un attributo, allora il compito nel quale questi sono associati nella risposta sarà più facile, rispetto al compito in cui essi richiedono risposte diverse. Questa maggiore o minore facilità si manifesterà nella velocità e nell’accuratezza della prestazione ed è indice di una tendenza o un atteggiamento.

Un altro compito che indaga le attitudini implicite è l’Affect Misattribution Procedure (AMP, Payne et al., 2005), in cui uno stimolo prime con valenza tipicamente emotiva viene presentato prima di uno stimolo ambiguo o neutro (ad es. un ideogramma cinese). Compito dei partecipanti è di valutare se lo stimolo ambiguo è positivo o negativo, ignorando lo stimolo prime.

Questi paradigmi sono spesso stati utilizzati come assessment di bias razziale implicito prima e dopo degli interventi volti a mitigare queste attitudini verso minoranze etniche. Di recente, è cresciuto l’interesse verso interventi che utilizzassero la realtà virtuale come mezzo per modificare le attitudini e comportamenti dei partecipanti. In particolare, attraverso questa tecnica è possibile indurre i partecipanti a sentirsi in un corpo diverso dal proprio, tramite meccanismi di ‘embodiment’ (Banakou & Slater, 2014). Questo embodiment, a sua volta, sembra avere degli effetti anche sul comportamento degli individui. Ad esempio, uno studio recente ha mostrato che, dopo un’esperienza di embodiment in un corpo di diversa etnia dalla propria (i.e., di colore vs europeo), gli individui inseriti in un ambiente sociale in cui il comportamento degli altri era avverso, manifestavano un aumento di pregiudizio razziale nei confronti di individui di colore. Al contrario, individui inseriti in un contesto sociale amichevole, mostravano dopo l’esperienza in VR un atteggiamento più positivo nei confronti di individui di colore (Banakou et al., 2020).

Obiettivi del progetto

Ad oggi, non esistono interventi volti a modificare le attitudini ed eventuali pregiudizi razziali in adolescenti utilizzando la realtà virtuale. Tuttavia, un simile approccio avrebbe delle implicazioni e potenziali ricadute applicative molto rilevanti, in quanto la realtà virtuale è uno strumento di facile utilizzo e che, già da diversi anni, viene utilizzato anche con bambini piccoli a sviluppo atipico (ad es., autismo, Mesa-Gresa et al., 2018; Parsons & Cobb, 2011).

L’obiettivo principale dello studio proposto è quindi indagare se l’embodiment in avatar di diversa etnia possa modulare l’attitudine verso individui di altra etnia, utilizzando una versione modificata dello scenario virtuale di Banakou e colleghi (2020). L’ipotesi è che, come gli adulti, gli adolescenti abbiano gli stessi effetti di embodiment già osservati nell’adulto. A differenza di questi ultimi però, ci aspettiamo che gli adolescenti siano maggiormente influenzati dal contesto sociale e che quindi il loro potenziale bias razziale venga modificato in base al feedback che ricevono durante l’esperienza in VR (vedi esempi di stimoli nelle immagini sottostanti).

Requisiti

Il progetto include la partecipazione di adolescenti, e cerchiamo un tesista interessato a raccogliere il dato in questa specifica popolazione. E’ quindi richiesto, se non la conoscenza diretta di istituti superiori, la capacità di reclutare ragazzi e ragazze tra i 12 e 17 anni di età (ad es. andando direttamente nelle scuole o tramite social).

Non ci sono altri requisiti specifici, ma verrà data la precedenza a candidati con precedenti esperienze di laboratorio (testing) così come buone competenze con il pacchetto Office e l’analisi dei dati tramite software dedicati (SPSS, Jamovi, ecc).

Se sei interessato/a a partecipare a questo studio per la tua tesi, puoi contattare:

Dr.ssa Elena Nava – elena.nava@unimib.it
Stanza 4077, U6